il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.

Il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.Nel quesito referendario ai cittadini è chiesto:

“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7,comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.

Aspetti estremamente negativi per l’ambiente e per cui non è stata ancora trovata una soluzione definitiva sono:

1) Smaltimento delle scorie: questi pericolosissimi rifiuti devono essere stoccati, ossia immagazzinati fin quando non decade il livello di radioattività e quindi diventano innocui. Occorrono molte migliaia di anni perché avvenga tale abbassamento di pericolosità e, al giorno d’oggi, nessun paese al mondo è stato in grado di sviluppare una tecnologia in grado di rendere innocui o smaltire tali rifiuti.

 

 2) Sicurezza degli impianti: sebbene le centrali nucleari di ultima generazione garantiscano un alto livello di sicurezza, è parere unanime che non esistano tecnologie che possano garantirla al 100%.

Si pensi al disastro della centrale di Cernobyl, all’epoca considerata assolutamente sicura, è ancora vivo nella memoria e nell’immaginario collettivo e  attualmente a quella giapponese di fukushima,  questo rende molto difficile la localizzazione di una centrale nucleare in quanto non può non causare problematiche con le popolazioni costrette a conviverci. Le comunità locali sono sempre, giustamente, restie ad accettare una centrale nucleare e il relativo deposito di scorie vicino la propria casa.

3a) Costi di produzione: i costi di progettazione e realizzazione delle centrali nucleari sono elevatissimi, essendo altissima la tecnologia e la competenza richiesta per la costruzione di un impianto; a questi, si devono aggiungere i costi per la messa in sicurezza, sia quella strutturale, al fine di evitare incidenti o danneggiamenti per cause di forza maggiore, che quella militare, per scongiurare attacchi terroristici di qualsiasi genere.

3b) Costi per smantellare una centrale nucleare al termine della sua attività: Non esistono, per questo, impianti totalmente privati ed è sempre necessario l’intervento di fondi statali, col rischio di vedere compensato il risparmio sulla bolletta da aggravi fiscali.

A questi tre, pesanti, aspetti va aggiunta la preoccupazione dei cittadini in merito all’indubbio legame tecnologico tra la produzione civile di energia nucleare e l’industria bellica. Il rapporto tra l’utilizzo di uranio e la produzione di armi è un possibile pericolo anche per paesi civilizzati ed in via di sviluppo. I recenti episodi legati all’Iran e le reazioni della politica e dell’opinione pubblica mondiale lo confermano.

L’attuale governo nazionale ha avviato un programma nucleare per l’Italia, nonostante il referendum popolare del 1987 abbia di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso.

Dott. Antonino Sciarrone.

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