La Scala dei Turchi, la miniera ed i maccheroni di Realmonte.

Calogero Conigliaro (Giornalista)

Calogero Conigliaro (Giornalista)

Da un mio articolo postato su FB è partito un confronto certamente sano e costruttivo e per tale ragione, voglio dare spero un gradito contributo, visto anche che su un blog si fa direttamente il mio nome vedi Realmonte Italkali e Territorio. (Al mio amico Calogero Conigliaro). La vicenda Realmonte, Scala dei Turchi e Kainite per me va in unica direzione che è quella dello sviluppo possibile del territorio. Oggi è infatti impensabile che una comunità possa subire dei fastidi o quanto meno degli oneri, legati ad una presenza industriale di una certa pesantezza e poi non avere gratificazioni, se non addirittura compensazioni vere e proprie. Il caso di Realmonte che ha nel suo territorio l’importante miniera di Salgemma è un caso chiaro. Il lavoro di un cronista è però quello di sentire le due campane e di comprendere realmente quale siano i fatti ed il contesto in cui essi avvengono. Di pochi giorni fa è la notizia che la CGIL con in testa il suo segretario provinciale Massimo Raso, si sia schierata contro la proposta fatta dall’Italkali di realizzare l’impianto di trasformazione della kainite in solfato di potassio, tale proposta era stata già bocciata dal consiglio comunale e poi dalla stessa amministrazione, perché l’impianto sarebbe stato creato a poca distanza dal paese. Tutto ciò rappresenta qualcosa di assolutamente legittimo, anche perché come noi tutti sappiamo, a pochi chilometri c’è la Scala dei Turchi, ormai seconda per importanza turistica solo alla Valle dei Templi. Il vero problema – caro Tony ed amici di Realmonte che tanto amorevolmente stimo – non è però il dire il “no” oggi. Il vero problema è a che “sì” siete disposti a dire. Se l’Italkali sceglie la zona di Fauma – che a dire dei dirigenti della miniera non è stata scelta, perché fuori dalla concessione mineraria – il comune di Realmonte è disposto a dire sì? Oppure vedremo gli agricoltori della stessa comunità con i bastoni in mano? Senza entrare nello specifico che stiamo trattando è mai possibile che nella nostra terra, ogni uno di noi possa sempre dire di no, appena si tocca il suo tornaconto, oppure è lecito comprendere la nozione di interesse generale? Basterebbe vedere la vicenda dell’aeroporto di Licata, ammesso e concesso che fosse realmente realizzabile!Per il resto come è ovvio che sia, personalmente non ho nessun interesse a che l’impianto kainite si faccia o meno, o che si faccia a Porto Empedocle o in altra parte. Io sono e voglio essere semplicemente un osservatore che racconta quello che vede e magari mi si permetta di aggiungere, anche cosa vorrebbe vedere. Sapete da quasi 6 anni scrivo per il principale giornale economico siciliano del nostro territorio e vi confesso che mi sono stufato di sentire parlare di filosofia e potenzialità della nostra terra. Secondo il mio debol parere – per usare un espressione manzoniana – occorre sapere dire di no, ma anche avere proposte chiare in alternativa. Proposte con progetti eseguibili e realizzabili. Parlare di turismo e continuare a cementificare la costa con abitazioni residenziali è pura ipocrisia! E’ pirandelliano che io abbia assistito ad una cittadina tutta quanta ambientalista quando si parla dei 100 espropri necessari per realizzare l’impianto Italkali per la lavorazione della kainite e che poi io abbia visto moltissimi realmontesi, ma permettetemi di chiamarvi “Munturrialisi” letteralmente ringhiare contro gli ambientalisti che ad ottobre sono andati al palazzo di città, contro la costruzione di un lotto di villette a poca distanza della falesia e visibilissima dalla Scala dei Turchi!!! Se l’amministrazione, il consiglio e questa stessa città vuole essere credibile verso l’esterno deve dire sì noi vogliamo turismo, ma quello fatto di strutture turistiche con la presenza di investitori e progetti cantierabili alla mano. Senza quest’opera il problema sarà quello che un detto siciliano evidenzia in modo straordinario: “I chiacchiari su chiacchiari e li maccarruna linchinu la panza!!!” Per cui se si vuol dire no alla kainite perché troppo vicina alla città, lo si faccia, ma lo si faccia con progetti esecutivi di villaggi turistici, non con operazioni di speculazione edilizia che dal mondo delle istituzioni, alle associazioni ambientaliste non c’è più disponibilità a tollerare, vedesi ultimi sviluppi in corso di vicende giudiziarie e amministrative. Il bello di questa Sicilia di oggi è che tutti discutano di mare come la barca non stia affondando, mentre nella realtà sta andando giù a picco e con l’aggiunta, purtroppo, che le pinne che si vedono in superficie non sono di delfini, ma di “amorevoli pescicani”! Caro Tony, caro Piero, caro Enzo, cari miei tutti, sappiate a cosa dire no; ma sappiate anche a cosa dire sì, cosa scegliere per la vostra comunità, E che queste scelte siano eseguite subito! Affinché ai sogni di imperi non corrispondano realtà di fame per dirla all’intramontabile Totò De Curtis il rischio è quello di una commedia stile “miseria e nobiltà” !!! Perché nel silenzio del domestico c’è tanta, troppa disperazione, allora o la politica sa dare risposte oppure vada a fare un bel bagno in spiaggia. Ancora il mare, quello lo abbiamo, l’acqua salata non manca, ma il pane a tante famiglie, purtroppo, sì! Quello inizia a mancare seriamente. Vi saluto quindi con sincero affetto, grato per avermi chiamato in causa con la speranza però che non vi pigliate il vizio di farlo e perché penso che il dialogo se non porti a soluzioni, quanto meno contribuisca a visualizzare la realtà dei fatti.

Calò Conigliaro.